Autore: Anna Maria Rengo
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10 giugno 2026
Oltre i luoghi comuni e i pregiudizi sulla femminilità: nella sua raccolta di racconti “Sugo” Elisa Campaci si rivela una voce narrativa forte, capace di interpretare il senso più autentico dell’essere donne. Sarà anche un esordio nella narrativa per adulti, ma lo stile di Elisa Campaci è tutt’altro che da timida novellina. Piuttosto, in “Sugo” (Dalia edizioni), l’autrice rivela un linguaggio diretto e nitido, ponendosi sul solco della letteratura al femminile che esplora il tema della femminilità e puntando a sgretolare luoghi comuni su aspettative, doveri, diritti. Lo fa attraverso una raccolta di racconti di elegante simmetria e struttura, dove “le protagoniste”, forse, sono una sola protagonista. Chissà. Sicuramente impersonano un essere donna fuori dalle costrizioni, inopportuno secondo alcuni, disturbante per altri, profondamente vero – probabilmente – per la maggior parte delle lettrici. Dopo i libri per l’infanzia, qual è stata la molla che ti ha spinto a scriverne uno per adulti? “Scrivere per adultə non è stata una scelta a priori, è successo spontaneamente. Il processo creativo è stato molto istintuale, avevo diverse cose da dire sui temi della mia generazione e all’inizio non avevo un piano. Nel lavoro di scrittura per lettorə con diverse età anagrafiche, non ho trovato così tante differenze, cerco sempre di essere sincera e di non censurare esperienze più aspre. Come Sugo, anche le mie storie per ragazzə, toccano temi sociali come le diverse conformazioni che possono assumere le famiglie al di là dei modelli tradizionali. O la confusione che viene dai primi dubbi sul proprio orientamento sessuale.” Nel tuo libro padroneggi con sapienza la tecnica del racconto, e in “Sugo” tutti i racconti sono, per quanto di argomento diverso, legati l’uno all’altro. Come hai sviluppato questa circolarità della narrazione e le protagoniste, che potrebbero essere anche una sola protagonista, che messaggio vogliono lanciare? “Sugo è composto da racconti legati uno all’altro tramite una rete di rimandi, oggetti o sensazioni che compaiono più volte in contesti diversi. Ci sono gli spazzolini da denti regalati agli amanti, biglietti nella buca delle lettere, diversi tipi di ‘test’, mollette del bucato che compongono un universo comune. Volevo trasmettere ambiguità sulla quantità delle voci (sarà una sola che racconta la sua storia camuffandone i dettagli per non farsi riconoscere? Oppure sono tutte voci diverse le cui esperienze sono così simili da assomigliarsi?) e allo stesso tempo lavorare su una narrazione collettiva che restituisse di più la natura della narrazione femminile, circolare, come quella che si può trovare nei cerchi di parola. Non avere una protagonista definita mi è servito anche per allontanarmi dall’idea che la narrativa sia il progetto di un solo individuo che di fronte a un conflitto vince o perde (quindi o è un vincente o un soccombente). Anche perché i conflitti che vivono le voci di Sugo sono strutturali, di sistema, la loro risoluzione non dipende dalla volontà di una singola persona. Sono responsabilità politiche e collettive, e come nella vita, anche nella narrativa per me è importante criticare l’impegno individuale come unica possibilità di ‘salvare il mondo’”. Rispetto alla questione “femminile”, uso deliberatamente questo termine vago, come ti collochi? “Quando ho cominciato a studiare i concetti del femminismo e a confrontarmi con altre persone socializzate donne su cosa significhi essere femminista nella vita di tutti i giorni, la mia scrittura è sbocciata. Questo perché è iniziato un processo di liberazione personale che è diventato anche espressivo. Ho iniziato a fare mia l’idea di parlare di tutto quello che volevo e l’assurdità del provare vergogna di desideri, emozioni e del mio corpo. Prendersi lo spazio di parlare di quello che si vuole può sembrare scontato, ma per chi è cresciuta con l’insegnamento di non disturbare, di non dare fastidio, è una conquista. Forse non dicono esplicitamente che devi stare zitta, è che quando parli arrivano il senso di colpa, la critica di essere esagerata, un commento sul tuo aspetto fisico. Sugo è un libro che ha una radice molto intima e corporea, il corpo era il primo argomento su cui la mia libertà espressiva si è scatenata. Ne ho raccontato le costrizioni, il piacere e le secrezioni in maniera diretta e dalle prime reazioni delle lettrici questo ha portato tantissima identificazione.” Dal tuo libro emerge un forte anelito alla libertà e al superamento di qualsiasi stereotipo e consuetudine. Secondo te le donne sono giunte a un buon punto in questa ricerca e, parallelamente, gli uomini sono sullo stesso cammino oppure fanno resistenza al cambiamento, ovviamente parlando in maniera generalizzata? “Le persone socializzate donne amiche o che incontro casualmente si mettono in discussione, partecipano in modi diversi al dibattito, frequentano gruppi di autocoscienza. Si informano, leggono, sostengono le sorelle. Nella mia esperienza, la ricerca è viva ma non saprei dire se siamo a un buon punto. Ci sono dei concetti così radicati in noi stesse che anche riconoscendone il sessismo facciamo fatica ad agire di conseguenza. Il lavoro è molto faticoso e per quanto ci sia apertura e propensione, credo che le persone socializzate uomini pongano una resistenza verso questa fatica. Anche qui c'è uno scarto tra intenzione e azione, empatizzare con le discriminazioni che subisce una tua amica non è la stessa cosa di cambiare il tuo comportamento per evitarle. Perdere un po’ del proprio privilegio può disorientare e impaurire.” La copertina del tuo libro, e le nove diverse immagini della stessa donna che si trovano nelle pagine interne ben descrivono lo “spirito” di “Sugo”. Ce la vuoi raccontare? “L’urlo della persona in copertina restituisce proprio il senso di liberazione di cui parlavo, unito anche alla rabbia e all’esasperazione. L’immagine scoppia e tutto ciò che viene disegnato sopra ai visi di queste ragazze sono elementi posticci, sono ruoli e proiezioni che vengono da fuori, in cui non ci rispecchiamo più. La voce, invece, viene da dentro. Sono molto grata all’illustratrice Paola Patrizi, che ha aggiunto con il suo linguaggio artistico un’altra ‘voce’ a quelle presenti nel libro.” L’AUTRICE – Elisa Campaci è nata a Padova nel 1996, ha studiato filosofia e comunicazione. Abita a Torino: frequenta spazi culturali indipendenti, femministi, che lavorano sulle narrazioni per l’infanzia. Per Dalia è autrice del romanzo per bambine e bambine “Febe e i gatti rubastorie” (2021) nella collana Gli Spericolati. Nel 2025 ha partecipato all’antologia “BookShake Pink” (Einaudi Ragazzi). “Sugo” è la sua prima opera per il pubblico adulto. Il racconto breve è la forma che ora preferisce.