Usa-Cina, Trump oggi a Pechino per il summit con Xi: cosa c'è sul tavolo

Redazione • 13 maggio 2026

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Due i round in programma. Per il presidente degli Stati Uniti è la prima volta dal 2017: "Chiederò a Xi di aprire il Paese alle nostre imprese"



Usa-Cina, Trump oggi a Pechino per il summit con Xi: cosa c'è sul tavolo

Donald Trump oggi in Cina per l'atteso summit con Xi Jinping. Tuttavia, dopo il volo a bordo dell'Air Force One partito nel pomeriggio di ieri da Washington, nel programma diffuso dalla Casa Bianca non viene indicato nessun impegno ufficiale per il presidente nella sua prima giornata a Pechino. Come anticipato, infatti, l'intero programma del vertice sarà concentrato tra domani e venerdì.

 

Per il presidente degli Stati Uniti, al suo secondo mandato alla Casa Bianca, è la prima volta dal 2017. Il leader cinese nel frattempo ha consolidato il suo potere, con un terzo mandato senza precedenti. Mentre il mondo attende il vertice, che si sarebbe dovuto tenere a marzo, intanto l'Asia teme un rafforzamento del gigante asiatico.

Trump-Xi, due round in programma

Alle 10 del mattino di giovedì, ora di Pechino, Trump verrà accolto da Xi nella Grande Sala del Popolo e a seguire, alle 10.15, inizieranno i colloqui bilaterali tra i due leader. In serata poi, alle 18, Trump parteciperà al banchetto di Stato offerto in suo onore da Xi.

Venerdì 15 il secondo round di incontri tra Trump e Xi, preceduto, alle 11.30, dallo scatto di una "friendship photo" una foto dell'amicizia tra i due presidenti. Il programma diffuso dalla Casa Bianca prevede quindi alle 11.40 un "bilateral tea", in cui è prevista la presenza dei giornalisti al seguito, e poi un "bilateral lunch", chiuso alla stampa. A seguire la partenza per il rientro a Washington.

Trump: "Chiederò a Xi di aprire il paese alle nostre imprese"

Trump chiederà al suo omologo cinese Xi Jinping di "aprire" la Cina alle imprese americane. "Chiederò al presidente Xi - leader senza pari - di aprire la Cina affinché queste persone brillanti possano operare la loro magia e contribuire ad elevare la Repubblica Popolare a un livello ancora più alto!", ha scritto il presidente americano sui social media riferendosi agli imprenditori americani che lo accompagnano durante la sua visita.

Il Dragone pronto a collaborare: timori in Asia e occhi puntati su Taiwan

Intanto il Dragone, in vista dell'incontro, si è detto pronto a collaborare con gli Stati Uniti per perseguire una "maggiore stabilità" a livello globale. "La diplomazia di alto livello svolge un ruolo strategico insostituibile nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun durante una conferenza stampa. "La Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti nello spirito di uguaglianza, rispetto e mutuo vantaggio, per ampliare la cooperazione, gestire le divergenze e infondere maggiore stabilità e certezza in un mondo volatile e interconnesso", ha aggiunto Guo.

Resta l'ombra del 'dossier' Iran su un appuntamento a cui Xi, dicono gli osservatori, si avvicina con poche aspettative. La Cina ha ribadito che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro tre società con sede nel Paese, accusate da Washington di sostenere le attività militari iraniane, sono "illegali e unilaterali", avvertendo che Pechino tutelerà gli interessi delle aziende coinvolte. "Abbiamo sempre richiesto alle imprese cinesi di condurre le proprie attività nel rispetto delle leggi e dei regolamenti", ha dichiarato Guo aggiungendo che "la Cina salvaguarderà con fermezza i diritti e gli interessi legittimi delle imprese cinesi". Le sanzioni erano state annunciate nei giorni scorsi dal Dipartimento di Stato americano nei confronti di dieci individui e società, tra cui entità con sede in Cina e a Hong Kong, accusati dagli Stati Uniti di sostenere gli sforzi militari dell’Iran. La decisione è arrivata proprio a ridosso della visita di Trump a Pechino. "La priorità urgente è impedire in ogni modo una ripresa dei combattimenti, piuttosto che usare la guerra per associare e screditare maliziosamente altri Paesi", ha aggiunto Guo.

Intanto in Asia, fra gli altri Paesi, ci sarebbe una forma di cautela che nasconderebbe non pochi timori. Non passa inosservata a un'analisi del New York Times una serie di accordi conclusi di recente. Il giornale li elenca: la Polonia ospiterà presto linee di produzione di tank sudcoreani, l'Australia sta acquistando navi da guerra dal Giappone, il Canada fornirà uranio in India, mentre l'India offre missili da crociera al Vietnam e il Brasile costruisce aerei cargo militari per gli Emirati Arabi Uniti. Ogni accordo, secondo l'analisi, rappresenta un "tentativo" da parte delle cosiddette 'Middle powers' di "proteggersi" nel mezzo delle ripercussioni del conflitto in Iran e in vista del vertice.

Molti, scrive il giornale, ritengono il summit porti con sé più rischi che benefici e per mesi funzionari in Asia hanno temuto Trump potesse essere troppo impulsivo nel voler arrivare a un accordo con Xi, tanto da porre fine alle vendite di armamenti a Taiwan o da accettare un ammorbidimento del linguaggio della politica determinando un vantaggio per la Cina che punta alla "riunificazione" di quella che è un'isola di fatto indipendente, con la sua democrazia.

"Sarebbe l'incubo peggiore", ha ammesso un funzionario di Taiwan, coperto da anonimato, che ha comunque detto di ritenere improbabile una limitazione del sostegno da parte degli Usa all'isola con una manciata di alleati nel mondo e che ha da sempre negli Stati Uniti il suo principale sostenitore a livello internazionale. Qualsiasi concessione su Taiwan, prosegue l'analisi del Nyt, potrebbe indurre altri partner degli Usa a temere l'abbandono. Per il gigante asiatico non mancano rivendicazioni nel Mar cinese meridionale e dispute territoriali. In Vietnam, prosegue il giornale, ci sono funzionari che ritengono che se da Trump arrivassero un gesto conciliatorio o persino lodi per Xi, anche senza grandi compromessi, la Cina ne trarrebbe vantaggio con un margine di manovra maggiore per un pressing più intenso su Paesi più piccoli.

L'altro punto dolente, l'altro timore nella regione, continua l'analisi del Nyt, è che in cambio di condizioni economiche più favorevoli con la Cina, 'novità' di Trump possano ricadere su sicurezza e difesa sul lungo periodo. In passato il tycoon ha minacciato il ritiro di truppe dal Giappone, dove al potere c'è Sanae Takaichi e i soldati americani sono circa 53.000, e dalla Corea del Sud, dove i militari Usa sono 24.000. E ci sono i 'progetti' che non piacciono a Pechino, che - secondo gli analisti citati dal giornale - potrebbero saltare. Il pensiero corre ad Aukus, il patto tra Australia, Regno Unito e Usa pensato per contrastare l'influenza di Pechino e rafforzare la sicurezza nell'Indo-Pacifico dotando l'Australia di sottomarini a propulsione nucleare. "E' molto concreta la sensazione che alleati degli Usa debbano fare affidamento gli uni sugli altri perché non possono più guardare all'America", ha commentato Hugh White, con un passato nell'intelligence australiana, oggi docente di studi strategici all'Australia National University.

Takaichi, che a marzo era da Trump alla Casa Bianca, si è mostrata - osserva il Nyt - più audace nel tentativo di promuovere relazioni più solide con altri Paesi e in Giappone c'è chi teme per le sue 'operazioni'. Conservatrice convinta, poco dopo l'arrivo al potere, si è presto 'scontrata' con Pechino su Taiwan. Molti Paesi, anche alcuni che stanno beneficiando del rafforzamento di legami tra 'Middle powers', stanno attenti a non suscitare le ire di Pechino. L'Indonesia, è l'esempio del quotidiano, ha fatto meno di quanto qualcuno a Tokyo avrebbe gradito per sostenere il Giappone durante le scintille tra Tokyo e Pechino su Taiwan innescate dalla parole di Takaichi che non ha escluso un intervento militare del Giappone in caso di attacco cinese a Taiwan. Così, secondo fonti diplomatiche del Nyt, funzionari vietnamiti avrebbero fatto pressioni su Takaichi affinché evitasse di criticare in modo diretto la Cina durante la visita a Hanoi di inizio mese.




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Autore: Anna Maria Rengo 13 maggio 2026
Con Luca Liguori, storico inviato speciale della Rai, alla scoperta delle storie più personali dei divi hollywoodiani e della politica mondiale, tra aneddoti, curiosità e riflessioni sul ruolo del giornalismo e sui cambiamenti strutturali determinati dalla pandemia. Intervistare Luca Liguori è come fare un tuffo in una storia che finora si aveva avuto modo di conoscere solo studiandola sui libri, o sognandola a occhi aperti. Dopo il successo del precedente volume “Whisky dopo il tramonto” (Minerva Edizioni) Liguori, inviato speciale della Rai in oltre centocinquanta Paesi, torna infatti a raccontare la storia contemporanea in un dietro le quinte tanto ricco di aneddoti e di spunti di riflessione quanto elegante e coinvolgente. Lo fa nel suo nuovo libro “Ultimo whisky prima del tramonto” (sempre Minerva Edizioni), un titolo che cambia la prospettiva temporale della degustazione, ma che non deve essere assolutamente interpretato in senso malinconico! Ma lasciamo la parola, anzi le parole, allo stesso Liguori. “Il titolo del primo libro è ispirato al Kenya, dove sono stato a lungo negli anni Cinquanta. Lì il whisky si beveva dopo il tramonto per via dell’afa, della calura. Gli inglesi burloni si regalavano orologi da appendere al muro con tutte le cifre uguali: il numero cinque. Mi spiegavano che questi orologi servivano quando a casa veniva un amico, magari alle nove di mattina, e chiedeva: ‘Che ora sono?’ e gli si poteva rispondere ‘Sono le cinque del pomeriggio, non vedi?’. Dunque, visto che si era dopo il tramonto si poteva bere! Nel mio primo libro non sono riuscito a raccogliere tutti i ricordi, le interviste e i personaggi. Mi sarebbe dispiaciuto mandare al macero quelli restanti e allora ho chiesto alla casa editrice Minerva di concedermi un secondo drink, stavolta prima del tramonto. Questo nuovo libro però non ha un titolo luttuoso, ma scaramantico: io non voglio bere l’ultimo whisky e poi morire, ma semmai pensare a qualche altra cosa da fare! Vi racconto delle esperienze bellissime vissute negli anni Cinquanta, Sessanta, quando il giornalismo era affidato alla macchina da scrivere Olivetti lettera 22 o alla penna stilografica. Allora non c’erano i computer, i telefonini, il nostro lavoro di inviati all’estero era tutto affidato alle centralinistre degli alberghi. E infatti quando si arrivava in albergo, che si fosse a Saigon oppure a Copenaghen, la prima cosa che noi inviati facevamo era di regalare una scatola di cioccolatini alle centraliniste. Ricordo che Luca Goldoni aveva pure promesso a una di esse di sposarla, se gli avesse dato per primo la linea!” Nel suo libro racconta aneddoti su tanti protagonisti della storia contemporanea. Ce n’è uno, nella sezione dedicata a Hollywood, che si distingue positivamente e che le è rimasto particolarmente a cuore? “Io ho seguito la cerimonia di consegna dei Premi Oscar, a Los Angeles, per dieci, dodici anni, e questo mi ha consentito di entrare in confidenza con tanti attori e attrici. Alla fine della cerimonia si organizzava una serata molto glamour e in grande stile: i premiati e il pubblico venivano invitati a una cena di gala in un grande locale e io capitavo sempre a tavola con grandi attori. In particolare, una sera sedetti al fianco di Cary Grant, uno tra gli attori più ammirati del firmamento cinematografico. Devo premettere che questi divi, nonostante l’apparenza di bellezza, fama, spirito, eleganza, nascondono sempre un dramma, una vita comune come noi semplici cittadini. Di Cary Grant sono riuscito a conoscere la verità della sua esistenza conclusa a ottantadue anni, a causa di un ictus. Veniva da una famiglia poverissima, a Bristol in Inghilterra. Archibald Alexander, questo il suo vero nome, aveva avuto un’esistenza dolorosa. Il padre operaio, la madre una piccola sarta, nasce in una piccola casa di periferia. La mamma era instabile mentalmente perché aveva perso la prima figlia e veder nascere un maschio, quando voleva una femminuccia, alimentò la sua follia, al punto da vestirlo da bambina e da fargli crescere i boccoli. Un giorno il piccolo Archibald, al ritorno da scuola, trovò solo il padre, che gli disse: ‘Mamma è andava via, non tornerà. Non piangere, rassegnati’. Per il bambino fu uno choc: nonostante le sevizie estetiche che la madre gli procurava, le era affezionato. Alla fine si rassegnò ma gli restò il trauma dell’abbandono, che mai lo lascerà. Passano ventuno anni e Cary è ormai diventato famoso in America, dopo aver lasciato il padre che nel frattempo si era rifatto una famiglia. Allora riceve una lettera da Bristol: ‘Mr Grant – legge – sua madre di novantotto anni è ancora viva e si trova in questo ospedale psichiatrico. Se vuole venire a salutarla faccia presto perché è molto malata’. Solo allora Cary scopre che la mamma non l’aveva abbandonato, ma che era stato il padre a rinchiuderla in un ospedale psichiatrico. Subito, torna a Bristol, porta via la mamma dall’ospedale psichiatrico e la fa ricoverare in una clinica privata dove, però, la donna muore pochi giorni dopo. Solo allora inizia la nuova vita di Cary Grant, una vita condizionata dall’ossessione della madre che lo aveva portato ad avere alcune ambiguità sessuali ma che non gli aveva impedito di aver avuto ben cinque mogli. Ma la sua pace la trovò a ottant’anni: conobbe il vero amore con Barbara Harris, titolare di una boutique lungo l’Hollywood Boulevard, e trascorse felice gli ultimi due anni della sua vita.” Nell’immaginario collettivo il mondo hollywoodiano è fatto di compromessi, delusioni, sesso facile o utilitaristico, dipendenze, ma comunque è un mondo mitico, da molti ambito. Quanto nella realtà corrisponde a questo stereotipo? “In parte dovrei dare ragione a chi la pensa così. Hollywood è stata una specie di compagnia affollata di personaggi che sapevano di appartenere a una categoria speciale e con tutti i difetti degli esseri umani. Clark Gable mi raccontò, per esempio, che quando stava girando un film per la Metro Goldwin Mayer fu contattato da una delle più grandi major dei tabacchi che gli offrì il doppio del suo ingaggio pur di vederlo fumare durante le riprese e lo stesso Cary Grant, che non aveva mai fumato, per lo stesso motivo dava l’esempio di fumare. È vero che alcuni attori facevano uso di droghe, sniffavano, prendevano l’Lsd, ma soltanto in casi disperati. Io ho partecipato a delle simpatiche serata im cui, una volta alla settimana, ci si riuniva nella villa di Gary Cooper o di David Niven: si mangiava, si beveva, si facevano pettegolezzi su Hollywood. Una sera ci fu una discussione di un paio d’ore sul modo migliore, per gli uomini, di fare il nodo alla cravatta, se quello normale oppure quello alla Windsor, detto scappino. Alla fine la spuntai io, dopo aver raccontato di avere imparato a farlo dallo stesso duca di Windsor, questo il titolo assunto da re Edoardo VIII dopo la sua abdicazione nel 1936: li misi tutti a tacere! Poi, si parlava degli scandali legati a ‘Via col vento’, film particolarmente scarognato, con molti suoi attori morti in breve tempo o colpiti da sfortune. Hattie McDaniel, la prima donna di colore a ottenere un Premio Oscar per la sua Mamy, fu investita da un taxi, Vivien Leigh perse la ragione. Ricordo che Vivien litigava spesso sul set con Clark Gable, anche perché lui veniva pagato 250mila dollari e lei solo 50mila, e si vendicava della disparità accusandolo: ‘Puzzi sempre di alcol e di tabacco, mi fai schifo’. Ma fu un film epocale: ancora oggi, ad Atlanta (capitale della Georgia dove è ambientato il film) c’è un cinema che, ogni sera alle diciotto, proietta ‘Via col vento’: a dimostrazione di che cosa può fare la cinematografia quando raggiunge un livello planetario.” Passando invece alla politica, c’è un personaggio che l’ha sorpresa, positivamente o negativamente? “Tutti i politici del Novecento che ho incontrato erano persone ricche di cultura, al servizio del proprio Stato, serie nel proprio lavoro, anche se alla fine del secolo ci sono stati alcuni piccoli scandali, peraltro naturali. Ciò premesso, io ho avuto l’onore di conoscere sir Winston Churchill, l’uomo politico più grande della storia contemporanea. Certo, ho conosciuto anche Charles de Gaulle, Fidel Castro, Gheddafi, ma Churchill è stato il più grande per forza, coraggio e ironia. Sono andato a intervistarlo nel giugno del 1956, quando era in vacanza in Costa Azzurra, in una villa carina dove aveva scritto le sue memorie. Arrivo al cancello, suono, percorro un vialetto di ghiaia e arrivo alla villa con una duplice scalinata, un maggiordomo si affaccia. Mentre mi avvio verso una delle due scalinate sbuca un cane che sembra un leone e viene verso di me abbaiando, Pensavo che volesse farmi le feste, e invece voleva farmi la festa! Mi salta addosso, mi butta per terra, mi strappa il cravattino a farfalla che avevo messo per fare bella figura, tutto questo mentre il maggiordomo gridava: ‘Peter, cosa stai facendo?’ Finita la sua missione distruttiva il cane ritrova la scalinata e io, ridotto come un reduce di guerra, entro nello studio di Churchill che mi accoglie seduto su una poltrona. Indossa una giacca da camera bordeaux con i gomiti lisi, ma è molto elegante. Sigaro in mano, bicchiere di cognac francese nell’altra, mi dice: ‘Mi dispiace’. Io cerco di limitare i danni: ‘Ma no, non è successo niente…’. E lui: ‘No: è che il mio cane è stupido. Non ha capito che non deve assalire tutte le persone italiane che mi vengono a trovare e che la guerra è finita da anni’. A seguire, una conversazione con tanti aneddoti, tra cui la sua conversazione con l’ammiraglio Bernard Law Montgomery che lo redarguì: ‘Mr Churchill, ma vede come è grasso? Lei fuma, mangia e beve troppo! Pensi che il mio medico mi dice che smettendo di fumare, bere e mangiare troppo vivrò cinquant’anni in più’. E Churchill gli rispose: ‘Invece il mio medico mi ha detto di fumare, bere e mangiare, così vivrò cent’anni in più’. Churchill è stato un uomo che ha attraversato la storia e a cui si deve la salvezza dell’Inghilterra, a cui aveva detto: ‘Vi prometto lacrime e sangue, ma resisteremo e vinceremo’. E così è stato. Poi gli elettori inglesi lo hanno liquidato e a chi gli diceva: ‘Ma come, lei che ha fatto tanto per l’Inghilterra è stato ripagato così?’ lui replicava: ‘Ogni popolo ha il diritto e il dovere di mandare a casa i politici, quando non li vuole più’. Ecco, avendo conosciuto personaggi di quel calibro, se fossi un giovane giornalista sarei impacciato a intervistare l’attuale classe politica italiana.” Il suo libro dedica un capitolo al Covid: ci sono stati dei cambiamenti strutturali nella società dalla pandemia in poi? “Eccome se ci sono stati. Ho voluto aprire il libro con un ‘memento Covid’, a quei giorni di prigionia collettiva, ma appartengo a quella razza di persone che non si è lasciata abbattere. Non andavo in biblioteca, all’happy hour, a passeggiare per via Montenapoleone: me ne sono rimasto a casa con i miei libri, su tutti la gioia della Recherche di Marcel Proust, ho guardato vecchie cassette di vecchi film e soprattutto mi sono beato nel vedere le immagini di Papa Francesco quel venerdì santo del ’22 in una piazza San Pietro deserta. In quel momento il mondo deve avere capito la grande solitudine dell’uomo davanti agli eventi imponderabili, la fragilità dell’essere umano di fronte a un nemico invisibile. Usciti poi da quel periodo di convivenza forzata, improvvisamente abbiamo respirato aria di libertà ma l’abbiamo scambiata per libero arbitrio. Abbiamo iniziato a frequentare psicologi, psichiatri, alcuni scienziali hanno affermato che i vaccini ci hanno persino cambiato il Dna. Abbiamo perso i freni inibitori, c’è violenza anche giovanile, rabbia, strafottenza, i femminicidi sono aumentati. Non ne siamo venuti fuori bene e ho paura che non ci sia un limite, se gli adulti non recupereranno la loro autorità con i minori. Ma ho sempre una speranza, io sono per natura una persona ottimista: sono certo che c’è sempre una via d’uscita, una resurrezione. Ce l’hanno insegnato i secoli passati: finito questo lungo periodo crudele il sole tornerà a brillare su questa tormentata popolazione di persone.” Il suo libro è la rappresentazione di come il racconto giornalistico sia una testimonianza diretta da valorizzare. Teme che in un mondo sempre più social, influenzato dall’intelligenza artificiale e con forti poteri che minano la libertà di stampa, il lavoro giornalistico sia a rischio? “Fare il giornalista è diventato un mestiere molto difficile e pericoloso. Una volta andavamo di persona dove avveniva il fatto, ora apriamo internet, ci informiamo online e facciamo l’articolo, per non parlare di quello che succederà con l’intelligenza artificiale, che leverà molto a quella naturale, già scadente. Ma secondo me è una questione di coerenza, di credere nel proprio mestiere. Se gruppi di persone credono nell’esperienza missionaria dei giornalisti che informano ed educano la gente, questo mestiere non sarà umiliato ma avrà una sua resurrezione anche in mezzo a tante tecnologie. Certo, l’indipendenza del giornalista è diventata difficile. Non ci sono più i grandi editori di una volta ma industriali che decidono di comprare questo o quel giornale. Davanti al potere del denaro siamo fragili e deboli, lo diceva Totò e lo dico pure io.” L’AUTORE - Classe 1934, Luca Liguori è pugliese di nascita, milanese d’adozione, giramondo per vocazione. È una voce storica della Rai. “Inviato speciale” in 150 Paesi del mondo, ha vissuto in prima persona e raccontato a milioni di ascoltatori alcuni tra i più importanti eventi del secolo scorso: guerre, rivoluzioni, colpi di Stato, il progetto Apollo che porterà il primo uomo sulla Luna, la consegna dei premi Oscar… Rientrato in Italia negli anni Settanta, conduce con Paolo Cavallina “Chiamate Roma 3131”, programma tra i più ascoltati nella storia della Rai. Nella sua lunga carriera Liguori ha avuto il privilegio di conoscere e intervistare alcune tra le più celebri personalità del XX secolo: da Winston Churchill a Martin Luther King, da Jomo Kenyatta a Indira Gandhi, da Madre Teresa di Calcutta a papa Giovanni Paolo II, dal duca di Windsor a Gheddafi… Con Minerva ha pubblicato: “Whisky dopo il tramonto, 21 luglio 1969, quel giorno sulla Luna” (firmato con Giancarlo Mazzuca) e “Caro Luca, ti scrivo” insieme a Luca Goldoni.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 13 maggio 2026
Ricorre oggi il 45° anniversario dell'attentato a Papa Giovanni Paolo II, avvenuto il 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro. In quella data, l'attentatore turco Alì Agca esplose due colpi di pistola ferendo gravemente il Pontefice. Nonostante i decenni trascorsi, l'identità dei mandanti che armarono la mano del killer rimane ancora oggi avvolta nel mistero. La ricorrenza di quest'anno segue di pochi mesi la scomparsa di uno degli ultimi e più vicini testimoni oculari dell'evento, deceduto a Roma il 16 gennaio scorso all'età di 90 anni. La scomparsa del testimone riduce ulteriormente le voci dirette di una delle pagine più drammatiche e oscure della storia del Novecento.
Autore: Redazione 13 maggio 2026
Ha inizio oggi la visita ufficiale di due giorni in Italia di Sua Altezza Reale la Principessa del Galles. La presenza di Kate Middleton sul territorio emiliano, prevista per le giornate di oggi, mercoledì 13, e domani, giovedì 14 maggio 2026, segna il suo primo viaggio istituzionale all'estero dopo il completamento delle cure e l'annuncio della remissione dal cancro. La visita, condotta in solitaria, è interamente dedicata all'approfondimento delle politiche per la prima infanzia, pilastro centrale delle attività della sua Royal Foundation Centre for Early Childhood . La Principessa ha scelto Reggio Emilia per studiare da vicino il celebre metodo pedagogico locale, riconosciuto a livello internazionale come eccellenza educativa. IL PROGRAMMA DELLE DUE GIORNATE Mercoledì 13 maggio (Oggi): A seguito dell'atterraggio in mattinata presso lo scalo di Parma, la Principessa è giungera' a Reggio Emilia. Intorno all'ora di pranzo, in Piazza Prampolini, sara' accolta dal Sindaco Marco Massari, il quale ha omaggiera' l'ospite reale con il "Primo Tricolore", massima onorificenza della città. All'evento prenderanno parte circa 50 bambini delle scuole d'infanzia locali. Successivamente, la delegazione si è trasferita presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi per l'avvio delle sessioni di studio sul Reggio Emilia Approach.  Giovedì 14 maggio (Domani): La seconda giornata prevede una serie di incontri tecnici e privati con educatori, amministratori locali e famiglie. La Principessa visiterà ulteriori strutture appartenenti alla rete Reggio Children per osservare l'applicazione pratica del metodo sul territorio. MISURE DI SICUREZZA E LOGISTICA In occasione del soggiorno reale, la Prefettura e le forze dell'ordine hanno predisposto un piano di sicurezza straordinario. Le aree limitrofe ai siti d'interesse e ai passaggi pubblici della Principessa restano presidiate da varchi di sicurezza dotati di metal detector. Le autorità locali raccomandano ai cittadini di prestare attenzione alle temporanee modifiche alla viabilità nel centro storico.
Autore: Redazione FRV News Magazine 13 maggio 2026
Sono negativi i test per l'Hantavirus effettuati sul turista inglese di 60 anni e sul suo accompagnatore. Lo conferma l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. L’uomo resta comunque in quarantena all’ospedale Sacco di Milano. L'isolamento è scattato perché il turista ha viaggiato sul volo Sant’Elena-Johannesburg del 25 aprile, lo stesso su cui si trovava una passeggera poi deceduta per il virus. Non avendo una casa privata a disposizione (alloggiava in un B&B), l'uomo trascorrerà la quarantena in ospedale come previsto dal Ministero della Salute. Nel frattempo, l'Asp di Messina ha avviato i controlli su una turista argentina ricoverata in Sicilia. La donna proveniva da una zona a rischio. I suoi campioni di sangue sono stati inviati all'istituto Spallanzani di Roma e si attende l'esito dei risultati.
Autore: Redazione 13 maggio 2026
Roma, 13 maggio 2026 – Oggi pomeriggio, alle ore 16:30, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni interverrà nell’Aula del Senato della Repubblica per il consueto question time (premier time) con i gruppi parlamentari. La sessione di interrogazioni a risposta immediata si concentrerà sui principali nodi macroeconomici del Paese, con particolare attenzione alle politiche di crescita, al contrasto al carovita e al sostegno a famiglie e imprese. Il dibattito odierno vedrà la Presidenza del Consiglio rispondere a quesiti strategici su energia, pressione fiscale e coesione territoriale. Tra i temi prioritari figurano i piani per il nucleare, la difesa delle recenti riforme fiscali e gli investimenti strutturali per il rilancio del Mezzogiorno, oltre alle misure per arginare il fenomeno della fuga dei giovani dall'Italia. Sul fronte interno della maggioranza, la Lega porrà l'accento sull'emergenza abitativa, considerata un pilastro sociale ed economico dell'esecutivo. Al centro dell'interrogazione del partito il nuovo "Piano Casa" e il decreto "Salva Casa", promossi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il piano punta a immettere sul mercato circa 100mila alloggi in dieci anni tramite edilizia pubblica, sociale e formule di rent to buy, prevedendo inoltre il recupero di 60mila alloggi popolari attualmente inutilizzati. L'obiettivo dichiarato è fornire risposte concrete al ceto medio e ai giovani, in un contesto demografico che vede l'85,6% degli under 30 residenti ancora con la famiglia d'origine. Contestualmente, il gruppo di Fratelli d’Italia sosterrà l'efficacia dei provvedimenti fiscali finora varati, respingendo le contestazioni delle forze di minoranza. I lavori dell'Aula saranno trasmessi in diretta sui canali istituzionali del Senato della Repubblica.
Autore: FRVV NEWS MAGAZINE 12 maggio 2026
Sabato 23 maggio 2026 andrà in scena il primo appuntamento di “Horse for Inclusion”, manifestazione di equitazione completamente integrata che unisce sport, inclusione e partecipazione sociale in un contesto di assoluto prestigio. L’evento si svolgerà presso il Centro Equestre Federale dei Pratoni del Vivaro, impianto d’eccellenza i cui spazi valorizzano il forte significato sportivo e sociale dell’iniziativa. Una location simbolica e straordinaria, immersa in 45 ettari di verde incontaminato e conosciuta a livello internazionale per aver ospitato Olimpiadi e Campionati del Mondo. “Horse for Inclusion” rappresenta un modello innovativo di sport realmente inclusivo: cavalieri con e senza disabilità di pari abilità tecniche gareggeranno insieme nelle stesse discipline, sugli stessi grafici e nelle medesime prove, con un ordine di partenza unico e senza distinzione alcuna. Le specialità previste saranno Dressage, Gimkana, Volteggio e Presentazione. La manifestazione nasce con una doppia valenza, sportiva e sociale, con l’obiettivo di dimostrare concretamente come lo sport possa diventare uno strumento autentico di integrazione, partecipazione e crescita condivisa. Sono inoltre attese presenze istituzionali e testimonial del mondo dello spettacolo, che contribuiranno a dare ulteriore visibilità e rilevanza a un evento pensato non solo come competizione sportiva, ma anche come occasione di incontro, convivialità e divertimento per tutte le famiglie e i partecipanti. Accanto alle competizioni saranno presenti laboratori integrati gratuiti aperti a tutti, realizzati grazie alla collaborazione di importanti aziende che hanno scelto di sostenere il progetto e il suo messaggio inclusivo. In particolare: laboratorio di panificazione a cura di Grande Impero; laboratorio di gelateria a cura di Ice Natura e Qfrozen; laboratorio di vivaio e découpage a cura di Morzilli. Un sentito ringraziamento va a tutte le aziende coinvolte, che hanno aderito gratuitamente all’iniziativa contribuendo concretamente a dare forza e rilevanza allo scopo sportivo e sociale della manifestazione. L’organizzazione dell’evento si avvale inoltre del supporto logistico del CIV – Circolo Ippico del Vivaro e del coordinamento tecnico di Chiara Minelli, elementi fondamentali che rappresentano una concreta garanzia per la piena riuscita della manifestazione. Tutti i partecipanti riceveranno un riconoscimento e, proprio per l’elevato valore sociale dell’evento, gli sponsor presenti consentiranno di premiare anche gli istruttori, con l’intento di sensibilizzare sempre più il mondo sportivo sul tema dell’inclusione. La scelta del Centro Federale dei Pratoni del Vivaro non è casuale: oltre alla straordinaria valenza naturalistica del luogo, il prestigio sportivo dell’impianto contribuisce a dare ulteriore rilievo a una manifestazione che vuole lanciare un messaggio forte e concreto di inclusione attraverso lo sport.  Questa prima edizione si annuncia già come un grande successo e pone le basi affinché “Horse for Inclusion” possa diventare un appuntamento stabile, ricorrente e sempre più significativo nel panorama equestre nazionale.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 12 maggio 2026
La quarta tappa del Giro d’Italia 2026 segna il ritorno della "Corsa Rosa" in territorio italiano e regala il primo grande scossone alla classifica generale. Al termine dei 138 km che hanno collegato Catanzaro a Cosenza, l’ecuadoriano Jhonatan Narváez ha conquistato il successo di tappa, mentre l'azzurro Giulio Ciccone ha coronato il sogno di una carriera indossando la Maglia Rosa. L'azione decisiva si è sviluppata lungo le strade calabresi, dove Narváez ha imposto il proprio ritmo tagliando il traguardo in solitaria. Alle sue spalle, un agguerrito Giulio Ciccone ha gestito magistralmente la corsa: il suo terzo posto di giornata gli ha permesso di accumulare il vantaggio necessario per balzare in testa alla classifica generale. “ Vestire questa maglia è ciò che ho sempre sognato fin da bambino”, ha dichiarato un commosso Ciccone sul podio di Cosenza. “Riuscirci qui, nella prima tappa in Italia dopo la partenza in Bulgaria, rende tutto ancora più speciale. È un’emozione indescrivibile che voglio condividere con tutta la squadra e i tifosi ”. Il Giro d’Italia prosegue domani con la quinta frazione, con il gruppo che ripartirà sotto l'insegna del nuovo primatista italiano, pronto a difendere il simbolo del comando dalle ambizioni dei grandi favoriti.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE - francesca Romana Nucci 12 maggio 2026
Con una dichiarazione che mette fine alle indiscrezioni degli ultimi mesi, Giovanni Malagò ha confermato la sua discesa in campo per la guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio. La decisione arriva a seguito di un attento confronto con le componenti federali e nel pieno rispetto del cerimoniale istituzionale legato alla recente visita del CIO nella Capitale. " Avevo promesso che avrei atteso il confronto con le componenti e sono stato di parola," ha sottolineato Malagò. "Per rispetto verso la presidente Coventry e le istituzioni, ho scelto di sciogliere le riserve solo ora. Domani mattina depositerò formalmente la mia candidatura in Federcalcio." L'annuncio segna l'inizio di una fase cruciale per il futuro del sistema calcio nazionale.  A Giovanni Malagò vanno i migliori auguri di cuore per l'importante percorso che lo attende.
Autore: AGENZIA DIRE : In aggiornamento 12 maggio 2026
Slitterebbero anche le altre sfide Champions: Como-Parma, Genoa-Milan, Juve-Fiorentina e Pisa-Napoli. Braccio di ferro con la Lega Serie A. Abodi: "Ci si doveva pensare prima..." ROMA – “Alla luce delle valutazioni effettuate in sede di Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con particolare riferimento ai profili connessi alla gestione dell’ordine pubblico e della mobilità urbana in concomitanza con un evento di rilevanza mondiale quale gli Internazionali BNL d’Italia, in corso presso il Foro Italico, è stato disposto che l’incontro di calcio Roma-Lazio si disputerà nella giornata di lunedì 18 maggio 2026, con inizio alle ore 20.45“. E’ quanto ha fatto sapere la Prefettura di Roma, in una nota. La partita era inizialmente programmata per domenica 17 alle ore 12.30. In attesa che la Lega Serie A recepisca la decisione della Prefettura (e ci sono voci di un braccio di ferro organizzativo), per la regola della contemporaneità dovrebbero slittare a lunedì sera anche tutte le altre sfide che coinvolgono squadre in lotta per la Champions : Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma. 17:40 – ABODI: QUANDO SI ARRIVA AD UN GIUDICE SI E’ PERSA UN’OCCASIONE “Quando si arriva a questo punto già si è persa l’occasione, che ci si ritrovi davanti a un giudice secondo me è il segnale non soltanto di come si è arrivati ma di come si è partiti”. Lo ha detto il ministro dello Sport, Andrea Abodi, rispondendo ai cronisti al Quirinale. Quanto accaduto può essere una lezione per il futuro? “Ci sono sempre delle lezioni e ogni volta è una lezione nuova, ma ci sono state pure quelle precedenti. Io dico che quando il calendario degli eventi sportivi è non un evento straordinario ma una tradizione che si rinnova, quegli elementi lì devono essere dei punti fermi. Il tema principale è che bisogna mettersi in testa che tutta questa organizzazione vive sul presupposto di servire al meglio la tifoseria, gli appassionati, quelli che hanno il privilegio di assistere dal vivo e quelli che guardano gli eventi in televisione. Se perdiamo di vista l’obiettivo diventa una routine stanca che dimentica le priorità”, risponde il ministro.  17:15 – MATTARELLA: IL NOSTRO CALCIO IN PAUSA “Non posso che esprimere rammarico per il nostro calcio che non può competere per trofei di grande prestigio oltre i confini nazionali. Alla mia età ho il privilegio di aver seguito il titolo Mondiale nell’82 in Spagna, nel 2006 in Germania, ho accompagnato alcuni di voi a Londra per gli europei. Per il nostro calcio è una pausa insolitamente e inspiegabilmente lunga, bisogna dare il segno di un avvio di una ripresa e di rilancio del calcio”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale Lazio e Inter alla vigilia della finale di Coppa Italia.
Autore: Redazione 12 maggio 2026
Non si ferma il grido d’aiuto di Nessy Guerra, la venticinquenne originaria di Sanremo attualmente bloccata in Egitto in una drammatica spirale giudiziaria e personale. La donna, condannata a sei mesi di reclusione e ai lavori forzati per il reato di adulterio a seguito della denuncia dell’ex compagno, l’italo-egiziano Amer Hamouda, lancia un appello urgente al Governo Italiano. LA VITA IN FUGA In un’intervista rilasciata all’Adnkronos, Nessy Guerra ha descritto una realtà fatta di paura e clandestinità. Per sfuggire alle minacce dell’ex partner e, ora, all’esecuzione della sentenza delle autorità locali, la donna ha cambiato sette diverse abitazioni in pochi mesi. "Viviamo nascondendoci dal mio ex compagno che ci perseguita da anni e, dopo la condanna, dobbiamo nasconderci anche dalle autorità egiziane" ha dichiarato la giovane. IL DESTINO DELLA MINORE La priorità assoluta rimane la tutela della figlia di soli tre anni. Il timore della madre è che un eventuale arresto possa portare all'affidamento della bambina al padre, descritto come soggetto instabile e pluripregiudicato. Una prospettiva che Nessy definisce insostenibile per la sicurezza e la crescita della minore. LE SCADENZE GIUDIZIARIE Il prossimo 3 giugno rappresenterà uno spartiacque decisivo: presso la Corte d’Appello egiziana verranno discussi i procedimenti riuniti per l’affidamento della bambina, richiesto sia da Nessy Guerra che dalla nonna materna. L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI La richiesta rivolta alla Presidenza del Consiglio e al Ministero degli Esteri è chiara: un intervento concreto e immediato per garantire un corridoio di sicurezza che permetta a madre e figlia di rientrare in Italia. "Chiedo un intervento che ci permetta di tornare a casa in sicurezza" conclude Nessy, auspicando che la diplomazia possa risolvere una vicenda che mette a rischio i diritti umani e civili di una cittadina italiana e di una minore.
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